Il progetto OCCAM (OCcupational CAncer Monitoring) nasce da una collaborazione tra l’ex-ISPESL ora INAIL (Istituto Nazionale per l’Assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro) e l’Istituto Nazionale per lo Studio e la Cura dei Tumori di Milano finalizzata alla realizzazione del sistema di monitoraggio dei rischi cancerogeni nei luoghi di lavoro e alla ricerca attiva dei tumori professionali, ai sensi dell’articolo 244 del D. Lgs. 81/2008.
Il progetto si avvale dell’integrazione di fonti informative correnti, tramite record linkage, sia di archivi a carattere nazionale (storie contributive INPS) che regionali (Schede di Dimissione Ospedaliera – SDO e Registri tumori) al fine di identificare casi di patologia di possibile natura occupazionale che si concentrino in specifici scenari lavorativi.
L’impianto metodologico si basa su uno studio di tipo caso controllo le cui fonti di dati sono archivi informatizzati di tipo amministrativo di patologia e di popolazione: le Schede di Dimissione Ospedaliera (SDO), i Registri Tumori di popolazione (RT) per l’identificazione dei soggetti ammalati (casi), l’Anagrafe sanitaria degli Assistiti (AA) per l’estrazione dei controlli su base di popolazione, gli archivi INPS per la definizione dell’esposizione professionale sulla base dell’attività lavorativa svolta dai soggetti inclusi nello studio. Gli archivi INPS contengono, per i lavoratori del settore privato occupati in aziende con almeno un dipendente, a partire dal 1974, le informazioni relative al datore di lavoro, al periodo di lavoro, alla qualifica del lavoratore (operaio o impiegato), alla ragione sociale e al ramo di attività economica dell’azienda, alla partita Iva o al codice fiscale e all’indirizzo della sede legale dell’azienda. Sono invece esclusi i lavoratori del pubblico impiego, ossia quelli appartenenti alle amministrazioni centrali (magistratura, autorità indipendenti, agenzie fiscali, ministeri, presidenza del consiglio, carriera diplomatica e prefettizia), alle amministrazioni locali (regioni, province, comuni, aziende autonome e altre autonomie locali), ai corpi di polizia, alle forze armate e ai vigili del fuoco, nonché i lavoratori della scuola, della sanità, delle università e degli enti di ricerca pubblici, degli enti pubblici non economici, degli enti che producono servizi di pubblica utilità. Sono inoltre esclusi i lavoratori autonomi, gli artigiani, i lavoratori domestici, i parasubordinati e i lavoratori occasionali.
Il criterio di inclusione dei casi e dei controlli è definito sulla base della residenza dei soggetti in una determinata area e incidenti in un dato periodo. I controlli sono selezionati mediante estrazione di un campione casuale, concorrente con l’incidenza dei casi, dalla popolazione da cui questi provengono, in modo che i due gruppi mantengano la medesima distribuzione per genere e classe di età. Inoltre, il periodo di riferimento deve essere sufficientemente ampio da produrre stime basate su un numero di casi sufficientemente grande e abbastanza recenti per individuare casi di possibile interesse per i Servizi PSAL della ASL competente per territorio. La stima della potenziale esposizione avviene utilizzando il comparto produttivo come proxy dell’esposizione. Tale informazione viene ricavata dagli archivi INPS, attraverso procedure di record linkage. Il collegamento (‘linkage’) automatizzato con gli archivi INPS dei casi e dei controlli identificati a livello regionale consente di ricostruire l’intera storia professionale analizzabile in termini di ramo economico delle aziende presso cui i soggetti inclusi nello studio (casi e controlli) hanno prestato servizio. L’esposizione viene definita come settore produttivo in cui si è svolta l’attività lavorativa di maggior durata (purché superiore a 12 mesi).
Vengono condotte stime di rischio relativo per area, settore lavorativo e sesso, corredate dai relativi intervalli di confidenza, confrontando l’incidenza di ciascuna neoplasia tra i lavoratori di determinati comparti (definiti sulla base dei corrispondenti codici ATECO) e una popolazione di riferimento afferente a comparti lavorativi (anch’essi definiti sulla base di codici ATECO) ai quali si ritiene, a priori, di non dover associare alcun rischio occupazionale per la neoplasia in studio. Non essendo disponibile l’informazione della mansione, ma solo la definizione della qualifica in Blue collar, le analisi sono condotte limitatamente ai lavoratori Blue Collar oppure sull’intera popolazione lavorativa White e Blue Collar.
Per interpretare i risultati ottenuti con il metodo OCCAM e per fornire uno strumento informativo rapido ed essenziale a chiunque voglia documentarsi sul rischio oncologico in ambito professionale e interpretare i risultati del progetto OCCAM è stata costruita la “Matrice della letteratura”.
La duplice finalità della matrice è quella di fornire un supporto sia per l’approfondimento della conoscenza sui rischi professionali in specifici settori produttivi, sia per la segnalazione (e quindi l’emersione) di casi di sospetta neoplasia professionale.
